giovedì 25 febbraio 2010

Grigio fumo


Fumava Cary Grant.
Fumava James Dean.
Fumava Bette Davis.
Fumava Coco Chanel.
Fumo anch'io.
Fumo tantissimo. Ho sempre fumato. Nonostante i tentativi di smettere non sono mai riuscito a staccarmi da questo piacere.
Un piacere che si collega tantissimo anche al lavoro, allo stare davanti al computer, e all'essere sempre e comunque molto nervoso.
Fumo continuamente specialmente quando ho un'idea che mi prende e che devo visualizzare in poco tempo. Sono sempre stato un tipo con poca pazienza.
Fumare è considerato out? Allora se è così, fumare è decisamente intonato all'essere out couture, al rappresentare quel fuori moda, quel non so che di datato e fuori stagione, ma innatamente classico e semplice che difficilmente abbandonerà il palcoscenico della vita.
La sigaretta è bianca, cilindrica, pulita. Una forma minimale. Dritta come la I dell'Helvetica, e altrettanto netta, solida, affidabile. Sai sempre che c'è - l'Helvetica intendo - su qualsiasi computer è installato, e sicuramente non passerà di moda molto facilmente. Per le sigarette il discorso cambia, se ti accorgi di averle finite e il distibutore automatico, come sempre, è guasto...
Se non ci fosse il fumo non ci sarebbe la chiarezza. Quante volte non riusciamo a vedere chiaramente un pensiero, a dire una cosa, perché c'è sempre qualcosa che ci impedisce una chiarezza, un'immediatezza?
Il fumo ha la sua utilità. La riflessione? Il rito? La pausa?
Il fumo ha il suo colore.
Il grigio.
La mezzatinta, quel "mezzo colore" che accostato ad altri più forti ne esalta la lucentezza e la forza.
Antracite. Perla. Tortora. Fumo di Londra. Asfalto. Canna di fucile.
Una nube, un temporale, un giorno di febbraio, un inverno freddo.
Una sigaretta accesa.

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