
Scrivimi una lettera.
Con una penna nera o blu.
In stampatello, in corsivo, di fretta.
Di notte o di giorno.
Mandami una cartolina con la foto di un vulcano in una giornata di sole. Qualcosa che esploda senza far male. Qualcosa di semplice e spettacolare.
Voglio vedere i timbri, voglio vedere una data, vergata di tuo pugno. Un luogo, una firma.
La tua scrittura sgraziata, la tua scrittura bella, le tue lettere larghe, la tua calligrafia illeggibile, le tue maiuscole. I tuoi errori e le cancellature. Le righe storte, magari che vanno all'insù.
Fammi sentire la pressione delle penna sul foglio, la tua impronta.
Usa tante carte diverse.
Usa tanti fogli.
Usa un biglietto, il retro di una fotografia, carta velina.
Fammi aprire una busta, fammi trovare qualcosa nella cassetta della posta.
Fammi capire da dove scrivi, che tempo fa là.
Metti nella busta una ciocca di capelli, un fiore, granelli di sabbia.
Dammi sempre notizie, ritagliami un po' di tempo.
Fai qualche metro per affrancarla e imbucarla. Perdi tempo.
Non mandarmi una mail, potrebbe finire nello spam, e io lo spam lo elimino senza neanche vedere quello che c'è dentro.
Preferisco aspettare i comodi del postino. Preferisco che una persona me la consegni. Che suoni il campanello e mi dica - Posta!.
Voglio aprirla, leggerla, rileggerla, rileggerla ancora. Metterla in un cassetto e lì lasciarla.
Per poi ritrovarla fra qualche anno, sempre lì. A raccontarmi qualcosa della nostra gioventù.
Scrivimi una lettera.
Io risponderò.

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